Per il nuovo appuntamento con la rubrica “L’orto sul balcone” affronteremo un viaggio alla scoperta della cima di rapa da intendersi non più esclusivamente come gustoso alimento per piatti tipici della cucina mediterranea ma anche come ottima variante per il sovescio e, quindi, come metodo efficace e naturale per fertilizzare il terreno.

La coltura della cima di rapa può risultare un’esperienza positiva anche in ragione del fatto che si adatta a vari tipi di terreno e non richiede particolari cure. Negli orti familiari, ad esempio, può riuscire senza alcun intervento antiparassitario e fornisce sempre un prodotto particolarmente gradito ai buongustai.

La cima di rapa predilige un clima mite, ragione per cui il 95% della produzione nazionale si registra nel Centro-Sud Italia e in particolare in Campania, Puglia, Basilicata, Lazio e Calabria. Il periodo favorito per la semina è quello compreso, generalmente, tra i mesi di agosto e novembre. Al fine di favorire elevate produzioni ha bisogno di ripetute irrigazioni, soprattutto nella fase iniziale della coltura ma anche in autunno qualora dovessero risultare scarse le piogge.

La cima di rapa si differenzia principalmente in merito alla durata del ciclo colturale e allo sviluppo delle piante che, di regola, è maggiore in quelle tardive. Quelle più diffuse sono: Quarantina o Cinquantina, Sessantina, Novantina, Centoventina o 120 giorni. Nel Centro-Sud, territorio particolarmente favorevole per vocazione alla coltura della cima di rapa, si possono trovare anche le varianti Marzatica o Aprilatica che risultano le più tardive.

La coltivazione della cima di rapa è utilizzata anche per la sua elevata adattabilità a vari tipi di terreno.

Funzione fertilizzante della cima di rapa. In quanto vegetale, anche la cima di rapa, qualora la sua produttività non dovesse per qualsivoglia ragione soddisfare le esigenze del coltivatore, può essere utilizzata come sovescio. In pratica, in questo caso, la si coltiva non per ottenere un alimento bensì per interrarla e “concimare” il terreno per la coltura successiva. Questa tecnica comporta indubbi vantaggi:

  • Arricchisce il suolo di sostanza organica e quindi di sostanze nutritive
  • Grazie all’acqua presente nella coltura usata aumenta la sensibilmente la disponibilità idrica del terreno
  • Migliora la struttura fisica del terreno
  • Fornisce subito il 50% di elementi nutritivi a disposizione e il restante 50% negli anni successivi
  • Protegge il suolo dalle erosioni
  • Controlla le infestanti

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